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Il progetto come libertà di pensiero

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La Musica delle parole

A volte sembra difficile cambiare punto di vista,

                                                                           altre lo facciamo senza rendercene conto; il risultato è disarmante

Con l’avvento dei social e della multimedialità, assistiamo ad un  fenomeno di isolamento  sociale, che interessa diverse persone, ma dove sta la differenza tra una relazione online o in presenza ?

Insegno da trenta anni nella scuola superiore e in questi anni ho cercato di interagire con i ragazzi avvalendomi di tutti gli strumenti necessari per interagire  con loro, il  linguaggio fatto di espressioni del corpo, di sguardi e gestualità, che molte volte mi ha aiutato a capire meglio quelli che erano i loro bisogni, rispondendo a volte a domande interpretate e non realmente illustratomi…, tutto questo, penso che abbia limitato la loro capacità di espressione, perché involontariamente ho contribuito a non stimolarli più nel cercare  le parole adatte a  domandare una qualcosa di preciso.

Da una ricerca fatta su degli studenti liceali, nell’arco temporale di 50 anni, si è evinto che il numero dei vocaboli conosciuti dagli stessi, sia sensibilmente diminuito, passando da circa 1600, intorno agli anni 70, per arrivare a circa 600/700 negli anni ’90, fino ad arrivare ai giorni nostri, ad un numero sensibilmente più basso, pari a circa 300 parole.

Solitamente si attribuisce il  principio di questo fenomeno all’avvento degli sms in principio, poi delle chat via internet, per finire poi sui  social, ma che ruolo abbiamo avuto noi educatori, nei confronti dei ragazzi che ogni giorno di più perdevano l’uso e la padronanza della propria lingua? Abbiamo contribuito ad incrementare atteggiamenti impulsivi che non hanno bisogno di un linguaggio ? Abbiamo contribuito a ridurre il numero delle parole nel loro vocabolario? Abbiamo confuso le loro idee facendo credere loro che l’emozione sia un fenomeno naturale che non richiede competenze emotive ? Che per formulare un pensiero non siano necessario conoscere tante parole?

Perchè se è vero che  molti studiosi concordano sul fatto che dall’ottanta al novanta percento dell’informazione che riceviamo viene comunicata non solo non verbalmente, ma si verifica al di fuori della nostra consapevolezza (Hall 1968; Ting-Toomey 1999, ecc.);e “circa l’80% delle informazioni che raggiungono la corteccia cerebrale passa dall’occhio, solo l’11% dall’orecchio” (Balboni 2007, p. 57). L’interazione è quindi costituita, oltre che dal linguaggio verbale, anche da comportamenti, atteggiamenti, espressioni, gesti, ecc.

Di conseguenza noi abbiamo mancato nel nostro modo di  trasmettere alle nuove generazioni la vera Cultura del tramandare la storia dei propri avi, le proprie conoscenze, la Cultura che è fatta anche di tante parole;  e per quanto detto potremo fare tutto questo  attraverso diversi modi, il racconto, la lettura o il dialogo….

Perchè il pensiero sarà tanto più profondo e stimolante, quanto più saranno le parole utilizzate per raccontarlo.

E forse per raccontare un pensiero non ci si dovra’ guardare negli occhi,
perché l’ascolto sarà l’unico senso attivato,
capace di saper ascoltare anche la punteggiatura.

2 commenti su “La Musica delle parole

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